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Il team di Performance Solutions

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Parti dalla cima. Al resto ci pensa la montagna.

Due chilometri di singletrack. Una salita che mette a dura prova chiunque. E la verità che pochi ammettono: la gara si vince prima ancora di agganciare i pedali.

Il terrapieno ti ha sputato fuori, e il mondo si è fatto buio sotto gli alberi.

Terra smossa su fondo compatto. La ruota posteriore scivola fuori di una larghezza di mano a ogni curva, e tu la lasci andare, perché se cerchi di contrastare lo slittamento finisci tra le felci. Le radici spuntavano come tasti di un pianoforte e la bici le suonava, leggera, sciolta e viva sotto di te. Gli avambracci ti bruciavano già per aver tenuto il manubrio. Le gambe non avevano ancora iniziato a farti male.

Lo farebbero. Lo fanno sempre. In un percorso di cross-country, la domanda non è mai se le gambe ce la faranno. È quanto ne è rimasto quando il sentiero sale e punta verso il cielo.

La discesa sembra la gara. La salita è la gara

Ecco la cosa che nessuno mette nei momenti salienti. La discesa è la ricompensa, non la prova. La gravità fa metà del lavoro, e il tuo coraggio fa il resto. Sembra veloce, sembra eroica, e ti prende in giro. Perché la gara non si vince dove il sentiero scende. Si vince dove risale.

In un giro di cross-country, è proprio nelle salite che la potenza raggiunge il massimo e ci rimane, con i polmoni che ansimano e il cuore che batte all’impazzata. È lì che il ciclista che si è rifornito stacca quello che non l’ha fatto. E quando arrivi a quella salita, la decisione è già stata presa per te. Alla salita non importa quanto tu sia in forma. Ti fa una sola domanda: cosa hai in serbatoio?

Cosa stava succedendo davvero alle tue gambe quando il sentiero ha iniziato a salire

Il limite del bosco è scomparso e la salita mi ha colpito come un muro. Mi sono alzato dalla sella, ho spostato il peso in avanti e ora le gambe si facevano sentire forte: quel bruciore profondo e caratteristico del glicogeno muscolare che si esauriva rapidamente.

Affrontare una salita mette a dura prova i circuiti energetici veloci, potenti e limitati. Ogni sforzo intenso durante un giro di cross-country li esaurisce, e si ricaricano solo in parte nelle discese intermedie. Più la gara va avanti, minore è la riserva che hai a disposizione per ogni nuova salita. Il ciclista che arriva ai piedi dell’ultima salita con ancora del glicogeno in serbo è quello che mantiene la potenza fino alla vetta. Tutti gli altri vedono la potenza che si dissipa e danno la colpa alla pendenza. Ma non è mai stata colpa della pendenza. È stata colpa del carburante.

Perché l'ora prima è più importante della scalata stessa.

Avevi fatto rifornimento un’ora prima della partenza. Non per caso, né con quello che capitava di avere nel furgone, ma in modo deliberato e secondo un piano preciso, così da arrivare sulla linea di partenza con il serbatoio pieno invece di affidarti a una semplice speranza. E hai continuato ad alimentare il motore durante il percorso, assumendo carboidrati prima che il serbatoio si svuotasse, piuttosto che dopo che si era prosciugato.

È tutta una questione di tempismo. I carboidrati assunti prima di esaurirti ti garantiscono una vera riserva di energia per gli sforzi che decidono la gara. Quelli assunti dopo che hai già avuto un crollo sono solo un modo per limitare i danni, ma il danno è già fatto. C’è persino un vantaggio di cui l’intestino non riceve mai il merito. I carboidrati in bocca mandano un segnale al cervello prima ancora che inizi la digestione, riducendo silenziosamente la sensazione di fatica e aiutandoti a mantenere il ritmo. Su una salita che cerca di annientarti, sentirti anche solo un po’ più fresco fa tutta la differenza tra restare agganciato alla ruota di chi ti precede e vederla allontanarsi.

La scalata, la vetta e la risposta

Allora, come è andata?

L'hai tenuto in mano.

In piedi sulla pedana durante l’ultimo tratto micidiale, la vista che si restringeva come in un tunnel, le gambe in fiamme, ma la potenza non veniva meno, perché c’era ancora energia da bruciare. Hai raggiunto la vetta con il cuore che sembrava volerti uscire dal petto, hai dato di nuovo gas e hai lasciato che la discesa finale ti riportasse a casa, con la salita ormai alle spalle e senza più nulla da chiedere alla montagna. Questo è tutto il segreto, e non è affatto un segreto. Il brivido è la discesa. Il risultato è la ricompensa. Ti guadagni il diritto di goderti la prima facendo bene la seconda, in silenzio, un’ora prima che qualcuno ti guardi.

È la montagna a decidere l'esito della gara. Sei tu a decidere cosa portare con te.

Fai il pieno. Poi parti e scopri come va a finire.

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Domande frequenti

Perché la salita è più determinante della discesa in una gara di sci di fondo?

La discesa è aiutata dalla forza di gravità e dipende dall’abilità. È nelle salite che la potenza raggiunge il massimo, ed è proprio lì che un ciclista ben rifornito stacca quello che non lo è. Quando arrivi alla salita, la decisione sul rifornimento è già stata presa.

Posso correggere il mio rifornimento a metà gara se ho sbagliato?

In linea di massima no. I carboidrati assunti prima di esaurire le energie ti garantiscono una riserva di energia. Quelli assunti dopo aver esaurito le energie servono solo a limitare i danni. La gara si vince nell’ora che precede la gara e grazie a un rifornimento costante lungo il percorso, non con un gel dell’ultima ora quando il serbatoio è già vuoto.

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